Data: 30/10/2018

Riceviamo e pubblichiamo - ASSOCIAZIONE ANIMAL MIND: «CANILE DI GUBBIO - LE CUCCE, SECONDA PUNTATA »

Pubblichiamo un comunicato sulla questione, ancora aperta,  delle cucce  donate  con  una sottoscrizione nazionale  diversi mesi fa  al canile di Gubbio  e finora non utilizzate, a firma di  Ernesta Cambiotti,  presidente dell'associazione 'Animal mind' impegnata  nell'attività di volontariato, in particolare per incentivare le adozioni che hanno portato ad una notevole diminuizione dei cani:  «  Torna alla ribalta in questi giorni – si legge nella nota  -  la questione 'cucce'  legata al canile di  Gubbio.   Dopo le polemiche, con toni troppo aspri e, forse,   oltre il limite dell'educazione civile,  riemergono quelle  'cucce  rifiutate'  dall'attuale gestore del Canile Rifugio di Ferratelle.  Nella prima  puntata,  le "cucce della discordia" erano totalmente inadeguate per forma e materiale, tant'è che,  attualmente,  risultano distrutte e inutilizzabili.  Cosa diversa, quelle della seconda puntata, quelle che vennero rifiutate,  che  dicono  essere in legno e con il tetto piatto, in linea con quelle utilizzate e utilizzabili all'interno  dei box.   Nuovi " grattacapi"  sembrano essere in  arrivo  per il sindaco di Gubbio Filippo Mario Sirati, in quanto è stato sollecitato a prendere posizione sulla questione.  Forse, quando fu chiamato in campo  mesi or sono,  non avrebbe mai immaginato gli sviluppi delle polemiche intorno al Canile Rifugio di Ferratelle.   Certo è che, tra le tante difficoltà che un sindaco deve affrontare ogni giorno, la "tegola" del binomio canile - cucce, è proprio una "scocciatura" inaspettata!  In tutto il territorio nazionale i canili sono la spina nel fianco delle Amministrazioni. La legge 281/91, doveva risolvere la piaga del randagismo. Invece, si è ottenuto l'esatto contrario, a distanza di poco meno di trenta anni, non solo non abbiamo la diminuzione del numero dei randagi,  specie in alcune zone del nostro paese come sud e isole, ma abbiamo anche canili pieni che,  in alcuni casi,  sono dei veri lager.  Sì, perché molti  canili diventano fonte di guadagno per imprese e associazioni (evidentemente qualcuna protezionista, di facciata).  La situazione è così insostenibile che tanti privati cittadini si dedicano ogni giorno a " salvare" cani, ma anche gatti, e  anche in questo caso troviamo diverse "sfumature" di coinvolgimento, che chiameremo "emotivo".  É chiaro che ci sono delle "pecche" e vuoti normativi ed è necessario un intervento urgente e  definitivo da parte del legislatore».